I “disturbi del sonno” nella prima infanzia, pur essendo  estremamente comuni, preoccupano e creano disagi nei  neo genitori, tanto che una delle domande che più spesso i pediatri si sentono fare è proprio perché il proprio figlio/a non dorma in modo continuativo.
Il sonno dei bambini  è la spina nel fianco del neo papà e della neo mamma anche se è assolutamente normale che i bambini piccoli non dormano in modo continuativo, inizieranno a farlo  solamente tra i 3 ed i 5 anni.
Chiaramente può accadere che ci siano bambini che dormano tutta la notte anche ad 1 anno ,ma è del tutto fisiologico che si sveglino più volte durante la notte.
La buona notizia è che nella maggioranza dei casi con il tempo il problema si risolve per la felicità e la serenità dei genitori !!!
All’origine della maggior parte delle insonnie notturne dei bambini non  c’è un disturbo secondario derivante da: malattie croniche, apnea, adenoidi, dolore, ipertrofia delle tonsille… ma nella maggioranza dei casi  nasce da un circolo vizioso di comportamenti inadeguati che si instaurano nei primi nove mesi di vita  del bambino e che poi permangono.
Quelli che spesso vengono definiti “disturbi del sonno” durante il 1 anno di vita, in realtà sono solo fasi della crescita cioè passaggi fisiologici.
Così è possibile che verso i 6 mesi il neonato che aveva diminuito il numero di risvegli notturni, arrivando anche a dormire 6 ore continuative, improvvisamente manifesti una regressione, spesso causata dal rientro della mamma al lavoro e quindi ad un cambiamento di routine.
Intorno ai 2 anni, invece, può comparire l’insonnia da difficoltà di addormentamento dovuta in generale  da mancanza di ferme regole da rispettare nel momento di andare a dormire. In tali casi l’ora di andare a dormire può slittare anche di parecchio e portare  il bambino ad un numero inferiore di ore necessarie di sonno, tale da riflettersi negativamente anche sul temperamento e sul comportamento del bambino sia a scuola che a casa.
A quest’età può anche comparire il fenomeno del “pavor nocturnus”, infatti, durante la prima metà della notte, il piccolo può svegliarsi urlando come in preda allo spavento,  sembra sveglio, ma in realtà il suo cervello dorme ancora, tanto che il genitore ha difficoltà  ad entrarci in contatto ed inoltre il bambino non ha ricordo dell’accaduto al risveglio.
La difficoltà nell’addormentamento, può invece dipendere da diverse cause tra cui: difficoltà ad addormentarsi senza la presenza del genitore, riposi pomeridiani troppo lunghi, alimentazione non adeguata, stress emotivo per diverse cause…
I bambini , inoltre, sperimentando la paura del buio e degli incubi, anche quando prendono sonno, si svegliano spesso in preda all’agitazione, richiamando con pianti l’attenzione dei genitori.
Se il fattore scatenante è di origine emotiva è bene cercare di comprendere se il bambino è turbato da un’emozione che non riesce a gestire per qualsiasi ragione, tale situazione stressante  può nascere in casa ma anche a scuola o nel contesto sociale.
La causa principale che scatena nei bambini la difficoltà ad addormentarsi è l’insicurezza.
La percezione o il timore di un pericolo bloccano il sonno, infatti per addormentarci, anche noi adulti, abbiamo bisogno di sentirci al sicuro e per il bambino il posto più sicuro è vicino ai genitori.
Anche questa fase è transitoria infatti sono molto pochi i bambini che a 5 anni dormono  ancora nel letto dei genitori.
Molti studi dimostrano, infatti, che c’è una spontanea e naturale evoluzione delle abitudini del sonno nei bambini verso una progressiva autonomia.
Entro i 3 anni essere separati dai genitori genera una forte sensazione di ansia, chiamata proprio “ansia da separazione” per cui il bambino non solo non dorme ma piange e si innervosisce, proprio perché come avviene per gli adulti, la carenza di sonno può causare dei disturbi, Il primo dei quali è il cambiamento di umore, ma anche eccessiva emotività, irrequietezza, mancanza di concentrazione, nervosismo.
Sono state proposte diverse teorie per consolidare il sonno del bambino ma il comportamento più giusto rimane sempre quello di creare fino dai primissimi giorni di vita una routine per il sonno.
Tale routine sarà adeguata alle diverse abitudini famigliari, ma alcune strategie possono essere comuni:
-evitare nel pomeriggio attività eccessivamente stimolanti o sonnellini prolungati,
-terminato il pasto serale evitare di dargli il latte o altre bevande, perché il bambino assocerà l’addormentamento al liquido e lo richiederà ad ogni risveglio,
-evitare schermi o musiche ad alto volume, molto meglio la ninna nanna cantata da un genitore,
-spostarsi nella stanza della casa preposta per il sonno con una temperatura tra i 18 e 20 °
-può sembrare un paradosso ma per molti bambini
essere troppo stanchi li porta ad avere fatica nell’addormentarsi
-evitare di farlo dormire fino a tarda mattina e anticipare gradualmente di 15/20 minuti, l’ora di andare a dormire la sera.
– “mettere i dentini” è un altro motivo di insonnia perché
può creare irritabilità e dolore, in questo caso può essere opportuno adoperare le diverse creme lenitive per le gengive e far dormire il bambino con un cuscino.
-Anche nei “terribili 2 anni” quando c’è una forte ambivalenza tra il bisogno di autonomia e quello di protezione, possono insorgere  un numero maggiore di risvegli notturni. Numerosi, infatti, sono i bambini che  a questa età, apparentemente senza ragione, cominciano a fare i capricci per andare a dormire o svegliarsi spesso durante la notte.
Quindi, come da quanto già detto, i risvegli  notturni dei bambini sono un evento del tutto naturale e fisiologico nei primi 3 anni di vita, in quanto sono una risposta all’adattamento  ed al passaggio da fasi di sonno più profondo a più leggere durante la crescita.
Ma gestire i frequenti risvegli  notturni , protratti per lungo tempo, può essere stressante per i genitori, per questo sono nate diverse scuole di pensiero su come poter risolvere tale problema da: le “tate del sonno” ,alle tisane o gocce per facilitare l’addormentamento.
Personalmente sono più propensa a pensare che i bambini stanno iniziando a conoscere un mondo del tutto nuovo che li attrae molto ma nello stesso tempo li spaventa, non sanno bene cosa aspettarsi e quali pericoli nascosti potrebbero esserci, a cui si aggiunge l’ambivalenza di cui ho già accennato tra il desiderio di libertà e il bisogno di protezione.
Tale ambivalenza può risultare incomprensibile per alcuni genitori e difficile da tollerare, ma tutto potrà essere più gestibile se si diventa consapevoli del particolare momento che i nostri bambini stanno vivendo: sentono di diventare grandi ambiscono all’autonomia, ma inconsapevolmente si chiedono: “anche da grande sarò amato da papà e mamma?”
Allora la cosa migliore è che i genitori si armano di pazienza, anche accogliendo le richieste di maggiori rassicurazioni ed acconsentendo quando è possibile, anche ad aumentare “le coccole”.
Non temano i genitori di innescare abitudini che non si era intenzionati a dare ai propri figli, in realtà si tratta solamente di dare una risposta al bisogno del bambino di maggiore protezione dovuta alla “fatica” del crescere.
Dare tale sicurezza significherà aumentare il loro senso di sicurezza e di conseguenza le loro autonomie.
Al contrario è più rischioso non riconoscere il bisogno del bambino e spronarlo ad essere “grande”, ricordiamo che anche le regressioni se affrontate con serenità da parte dei genitori e di chi si occupa del bambino, rappresentano una fase passeggera.