Non è difficile, ai giardinetti o negli asilo nido, incontrare bambini che possano essere definiti “maneschi”.
L’aggressività nei bambini crea apprensione negli adulti in ambito familiare così come in quello scolastico, dato che vene considerato un comportamento non adeguato all’interno di relazioni sociali.
In realtà, se si rimane entro una “limitata” quantità di “comportamenti aggressivi”, tali atteggiamenti sono del tutto normali e tipici della prima fase evolutiva dei bambini.
Entro i primi tre anni di vita, infatti, sia a causa della scarsa capacità di esprimersi, sia per l’immaturità del cervello e del sistema nervoso, i piccoli faticano a regolare e gestire le loro emozione in maniera efficace. Questo comporta che i bambini sono portati a scaricare l’emozione attraverso comportamenti aggressivi o scatti di rabbia.
Pur essendo connaturata alla fase di sviluppo – è quindi del tutto normale che i bambini utilizzino la loro fisicità nella relazione con gli altri-, l’aggressività non è comunque un atteggiamento considerato accettabile da noi adulti, che rimaniamo spiazzati soprattutto di fronte a reazioni apparentemente eccessive ed immotivate.
Spesso nell’asilo nido, infatti, un piccolo aggredisce un compagno soprattutto con morsi o graffi senza nessuna causa dal nostro punto di vista: non gli è stato tolto un gioco, né è stato minacciato o aggredito dall’altro.
Questa inaspettata aggressività crea nelle educatrici difficoltà di gestione proprio per la loro imprevedibilità e spesso tale azione aggressiva nei confronti del compagno non è chiara neanche al bambino stesso. Se gli si chiede, infatti, perché lo abbia fatto, non sa rispondere.
Perché avviene tutto questo? Quale potrebbe essere la spiegazione?
La risposta forse potrebbe essere ricercata nel mondo interiore del bambino:
– Potrebbe essere un atteggiamento, una postura, un timbro di voce… (cose insignificanti per noi adulti), della “vittima” che suscitano nel bambino una emotività negativa intesa come pericolo che fa scaturire una aggressività di difesa.
– Oppure il non senso dell’aggressività può nascere da una situazione ambientale: troppa o scarsa stimolazione (rumore, colori, oggetti…)
– Spesso il comportamento aggressivo può scaturire dall’incapacità del bambino di gestire le frustrazioni: un giocattolo preso, un’attenzione dell’educatrice verso un altro piccolo. Nei primi anni di vita, infatti, il bambino vive i “coetanei” come potenti rivali e questo gli crea un stato di tensione che si libera spesso con un comportamento ostile verso l’altro.
– In un mondo di adulti, infine, il bambino vive sempre in una condizione di inferiorità che spesso esprime attraverso un’aggressiva affermazione di superiorità. Così che spesso: morsi, graffi, tirate di capelli, lancio di oggetti non sono atteggiamenti di cattiveria, ma solo manifestazioni del suo bisogno di affermazione: è come se cercasse di distruggere i prodotti creativi dell’altro bimbo in maniera tale da cancellare la propria inadeguatezza.
Alcune volte gli episodi di aggressività negli asili si verificano in momenti della giornata meno strutturati: passaggio da un’attività ad un’altra, gioco libero, in momenti cioè dove manca il supporto regolativo dell’educatrice. In alcuni bimbi è proprio in tali momenti che si scatena una momentanea aggressività, dovuta all’incapacità di manifestare diversamente le proprie reazioni.
Tale tipo di violenza non denota nessuna patologia del bambino, né deve essere ricondotta necessariamente a problematiche familiari o sociali: tali forme tenderanno infatti a sparire con il crescere degli anni, tanto che nella scuola dell’infanzia questi episodi diminuiscono, proprio perché crescendo il bambino acquisisce alternative strategie di comunicazione.
Trovare le modalità di intervento in ambito scolastico non è semplice perché alcune volte il problema non si risolve da solo o presto, per cui specialmente per le educatrici è importante trovare delle strategie di intervento:
– Poiché i bambini a questa età, come detto, non hanno ancora la capacità di esprimere le proprie emozioni, per prima cosa le educatrici dovranno insegnare loro che la rabbia esiste , ma che può essere controllata.
– Sicuramente bisognerà promuovere un comportamento empatico
– Sarà compito delle educatrici osservare ed individuare quali comportamenti tenere sotto controllo
– Considerare la frequenza delle reazioni di rabbia e di aggressività nell’arco delle giornate
– Valutare gli stimoli
– Osservare eventuale cambiamento dopo aver messo in atto un comportamento empatico.
– Coinvolgere infine i genitori, non per allarmarli ma per poter valutare il comportamento del bambino fuori dell’ambiente scolastico e per comprendere il loro atteggiamento di fronte ad episodi del genere anche in ambito famigliare.
Se è vero che un bimbo che ancora non sa parlare ha più facilità ed esprimere la propria rabbia attraverso atteggiamenti aggressivi, non per questo è il caso di lasciarglielo fare!!
Di fronte all’assenza di regole impartite dai genitori, il bambino percepisce e vive tale modalità come un abbandono. Infatti, avere dei limiti imposti anche dai genitori, tranquillizza il bambino e gli da la possibilità di imparare a controllare la propria ostilità.
Certamente bisogna guidare -sia che siamo genitori o educatori- con delicatezza, sottolineando anche tutti i comportamenti positivi che il bambino compie: “Oggi, hai giocato molto bene con i compagni, sono fiero di te!”
È molto più facile che avvengano dei cambiamenti positivi se non li farete sentire sempre e solo “cattivi”!
Essenziale è insegnare loro che esistono comportamenti alternativi all’aggressività per esprimere i propri sentimenti ed emozioni, ma che comunque comprendiamo le loro esigenze.
Generalmente gli psicologi concordano nel ritenere che ci siano alcune regole fondamentali per affrontare tali comportamenti aggressivi nei bambini:
– Il bambino non deve mai dubitare dell’amore del genitore o dell’educatrice. Spesso l’aggressività nasce proprio dalla sensazione del bambino di sentirsi escluso e respinto. Se desideriamo che cambi il suo comportamento è essenziale dargli attenzione, dimostrargli amore e rassicurarlo che non è lui che disapprovate ma il comportamento.
– Non premiate mai la prepotenza. Se un giocattolo viene preso con prepotenza ad un compagno, fateglielo restituire. Se picchia un compagno durante il gioco allontanatelo con dolcezza ma con fermezza finché non si calma, sottolineando che con tale comportamento non è possibile farlo giocare con i compagni, ma che appena avrà un comportamento corretto e rispettoso verso altri potrà riprendere i giochi. Sottoliniamo quindi la positività di un corretto comportamento.
– Noi adulti spesso di fronte ad un ennesimo graffio o pizzico che compie un bambino lo consideriamo come la conferma della sua prepotenza, dovremmo invece provare a pensare che quel bimbo è anche capace di essere molto dolce ed affettuoso. È il nostro atteggiamento verso di lui che lo fa sentire incompreso e rischiamo di accentuare così il suo comportamento negativo.
– Accettare e comprendere i suoi stati d’animo, le sue emozioni è fondamentale, il nostro compito è quello di insegnargli il modo corretto di esprimerli.
– E’ giusto che il bimbo esprima i propri sentimenti, non deve reprimere le sue emozioni, ma insegniamogli che invece di dare un morso ad un compagno magari è meglio fare una corsa, se è triste può piangere, non è una vergogna!
– Picchiare un bambino perché ha fatto male ad un compagno, non gli insegna nulla, anzi, imparerà che vince chi è più forte. Se un genitore da una sculacciata in un momento di nervosismo, poi ritrovata la calma, chieda scusa dicendo : “mi ,dispiace anche a me capita alcune volte di perdere la calma. Dobbiamo migliorare tutti e due!”
– Se il bimbo picchia per “ farsi vedere” ignoratelo, forse vedendosi ignorato può decidere che non ne valga la pena. Oppure non accettate e non ridete se anche per gioco lui vi picchia o vi morde.
– Fate capire ai bambini che un gesto o comportamento negativo comporta una serie di conseguenze negative: “ il tuo amico non vuole più giocare con te, perché gli hai fatto male”
– Al contrario sottolineiamo i vantaggi di una buona condotta: “ ti tolgo il gioco perché ora non sai usarlo come si deve, appena imparerai potrai riaverlo e giocarci con il tuo compagno”.
– Fondamentale è che il bambino capisca che comprendete il suo stato d’animo: “capisco che sei arrabbiato, ma questa non è una giustificazione per fare male ad un tuo compagno”
In generale sono i cambiamenti, le situazioni di “stress” che possono rendere il bambino particolarmente aggressivo e nervoso, cerchiamo quindi di dedicargli ogni giorno un tempo solo per lui, abbracciamolo, mettiamolo in condizione di potersi sfogare correndo in un parco o favoriamo una attività fisica.